"Teatro-alla-Scala" La Stagione 2006-2007
Diciotto. La Stagione 2006-2007 del Teatro alla Scala si snoda in 18 titoli: 12 di Opera e 6 di Balletto. In realtà sono diciannove, contando l'opera di Paisiello che verrà ospitata sul palcoscenico del Piermarini insieme agli artisti del "Teatro di San Carlo" di Napoli.
Otto gli allestimenti nuovi per la Scala : Aida, Lohengrin, Salome, Jenufa, Lady Macbeth, Candide, Teneke, Socrate immaginario. Mentre sulla linea della valorizzazione del patrimonio scaligero ci saranno le riprese di Madama Butterfly, La Traviata, Adriana Lecouvreur, Così fan tutte.
E anche i balletti sono sette, se si conta il Gala des Etoiles in unica serata. Così i titoli salirebbero a venti.
Ma al di là dei numeri c'è il corpo vivo di una stagione importante, in cui si stringerà il rapporto con una famiglia di direttori in grado di tornare ogni anno a lavorare stabilmente con l'orchestra, nell'opera e nel repertorio sinfonico, per creare una continuità, coltivare una fiducia, costruire una storia comune.
Accanto a Daniel Barenboim, che inaugurerà il suo rapporto con la Scala nell'autunno del 2007 (ma con l'anticipazione di alcuni concerti straordinari), due direttori italiani di riferimento guidano questa famiglia: Riccardo Chailly e Daniele Gatti. Con loro i programmi si snodano su un arco lungo, che imprime un segno forte alle stagioni prossime. Ma in questa famiglia ci sono anche Pierre Boulez, Lorin Maazel, Daniel Harding, Myung Whun Chung, Roberto Abbado, Semyon Bychkov, Gustavo Dudamel. Maestri di tutte le generazioni.
Non sarà dedicata minore attenzione all'aspetto teatrale, che s'è vista così importante in Kat'a Kab
anova e Dido and Aeneas : avremo regie di Franco Zeffirelli, Nikolaus Lehnhoff, Luc Bondy, Richard Jones, Luca Ronconi, Robert Carsen, Liliana Cavani, Stéphane Braunschweig, Ermanno Olmi.
Fra i grandi cantanti in scena, Violeta Urmana, Angela Gheorghiu, Waltraud Meier, Daniela Dessì, Fiorenza Cedolins, Natalie Dessay, Roberto Alagna, Ramon Vargas, Juan Diego Florez, e nei recital di canto, Leo Nucci, Barbara Frittoli, Deborah Polaski, Mariella Devia, Sonia Ganassi, Jonas Kaufmann, Diana Damrau, Joyce Di Donato.
1997, un cambiamento storico: da Ente Autonomo a Fondazione di diritto privato.
Per assicurare uno sviluppo più stabile alla missione di promozione della cultura musicale in Italia e nel mondo, il Teatro alla Scala è andato incontro nel 1997 ad una significativa trasformazione giuridica: da Ente Autonomo a finanziamento pubblico è divenuto una Fondazione di diritto privato. Un cambiamento che ha permesso di convogliare nuove risorse portate da soggetti privati, compensando la diminuzione dei contributi stanziati dagli Enti Pubblici.
La Fondazione Teatro alla Scala
La formula utilizzata per realizzare questa trasformazione è stata quella della Fondazione, un istituto di diritto privato senza scopo di lucro a cui aderiscono soggetti sia pubblici sia privati. Proprio la partecipazione di rilevanti soci privati, oltre all'apporto di risorse finanziarie, ha consentito l'acquisizione di una cultura imprenditoriale che, senza intaccare i principi fondanti, risulta decisiva per una gestione più efficace delle iniziative promosse dal Teatro.
All'interno di questo nuovo assetto giuridico la Fondazione Teatro alla Scala ha quindi ricevuto significativi contributi economici e gestionali per proseguire nella propria missione: diffondere l'arte musicale in Italia e nel mondo; promuovere la ricerca artistico-musicale; formare i quadri artistici e tecnici e l'educazione musicale della collettività; valorizzare e conservare il proprio patrimonioartistico, tecnico e professionale.
Questa trasformazione si inserisce all'interno di un più ampio processo di evoluzione organizzativa che ha portato alla creazione di un Sistema Scala strutturato in varie entità afferenti ad un'unica strategia culturale e produttiva. Centro dell'intero Sistema è naturalmente la sede storica del Piermarini, riaperto il 7 dicembre 2004 con profondi rinnovamenti.
Ma fondamentale ruolo propulsivo lo svolgono i Laboratori scaligeri ospitati negli spazi dell'ex Ansa
ldo, dove vengono realizzati i costumi e le scenografie degli allestimenti. Il ruolo formativo èsvolto dall'Accademia d'Arti e Mestieri dello Spettacolo, che ha il compito di creare figure professionali sia nel campo artistico sia in quello manageriale. La storia del Teatro è invece custodita nel Museo Teatrale alla Scala, che dal dicembre 2004 è tornato nella sua sede originaria, rinnovato nella concezione e nel percorso espositivo. Ultimo tassello del mosaico è il Bookstore, società controllata dalla Fondazione che provvede alla vendita di prodotti legati all'attività del Teatro.
Orchestra
Nel melodramma visse per lungo tempo la figura del primo violino capo d'orchestra, anche con illustri esempi quali Alessandro Rolla e il suo allievo Eugenio Cavallini.
Si dovrà aspettare il 1854 per avere con Alberto Mazzucato il primo vero e proprio maestro direttore e concertatore con bacchetta sul podio.
Mazzucato apre la gloriosissima dinastia dei direttori scaligeri, che conterà Franco Faccio (fautore anche, contro l'opinione di Verdi, di una vita sinfonica dell'orchestra), poi Leopoldo Mugnone, Edoardo Mascheroni e, alla fine, Arturo Toscanini.
A Franco Faccio l'onore di dirigere la prima di Otello nel 1887, a Edoardo Mascheroni la prima di Falstaff nel 1893 e a Toscanini il compito di trasformare, con una lunga battaglia, la Scala da teatro privato in Ente Autonomo (stagione 1921/22).
Grazie alla continua presenza di grandi direttori - dallo stesso Toscanini a Victor de Sabata, da Wilhelm Furtwängler a Herbert von Karajan, da Guido Cantelli a Leonard Bernstein, per giungere a Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini , Carlos Kleiber, Claudio Abbado e Riccardo Muti - il prestigio internazionale dell'Orchestra non ha
fatto che crescere.
Composta da circa 135 elementi, l'Orchestra della Scala, considerata tra le migliori al mondo per la produzione operistica, oggi ha acquisito una posizione internazionale di grande prestigio anche per l'attività sinfonica.
Sua caratteristica principale è la capacità di ottenere un suono omogeneo e distinto, tipicamente scaligero, che viene trasmesso di generazione in generazione.
La duttilità, la morbidezza e la velocità nel sistemare il bilanciamento timbrico sono caratteristiche proprie dell'Orchestra della Scala.
Corpo di Ballo
Il nome di Nureyev è uno dei punti di forza della nuova stagione, sempre presente nelle programmazioni del Balletto, a testimonianza del profondo legame che lo straordinario artista aveva con questo Teatro, tanto da destinare proprio alla Scala la maggior parte delle sue letture dei classici. Saranno tre i titoli firmati Nureyev che nel corso della nuova stagione verranno riproposti: nel dicembre 2006 Lo schiaccianoci, che ritorna a sorprendere e a far sognare dal palcoscenico del Teatro alla Scala (dove fu presentato l'ultima volta nel 1994); nel maggio 2007 La bella addormentata nel bosco e nel settembre 2007 Don Chisciotte. Tre importanti versioni dei classici del repertorio, che ben si addicono allo stile del Balletto scaligero, che coniuga felicemente accademismo e verve, tecnica ed espressività teatrale; caratteri che alla Scala sono intrinsecamente legati. Basti pensare che proprio alla Compagnia scaligera Nureyev affidò il debutto della sua versione de La bella nel 1966, titolo che peraltro lo fece rivelare al mondo occidentale come ballerino - nel 1961 a Parigi, pochi mesi prima di chiedere asilo politico in Francia - e che da questo Teatro e dal suo pubblico Nureyev si congedò, nel 1988, danzando ancora una volta, ne Lo schiaccianoci, il ruolo di Drosselmeyer.
Il Balletto della Scala si può fregiare anche dello speciale legame con un altro nome che del Balletto ha fatto la storia: George Balanchine. Il suo Sogno di una notte di mezza estate, ottenuto in esclusiva europea e riallestito dal Teatro alla Scala con gli splendidi costumi e le scenogr af ie di Luisa Spinatelli, dopo il debutto nel 2003 al Teatro degli Arcimboldi ha fatto ormai il giro del mondo e con esso anche la Compagnia scaligera, ottenendo dovunque un s
uccesso strepitoso: dal Teatro Mariinskij di San Pietroburgo ai Teatri Municipali di San Paolo e Rio de Janeiro, dal Baden-Baden Festspielhaus all'Auditorio Nacional di Mexico City, fino alle splendide cornici all'aperto dell'Anfiteatro di Aspendos in Turchia, del Teatro di Erode Attico ad Atene e dell'anfiteatro di Larnaka a Cipro, e in procinto di rappresentare il Teatro alla Scala nella sua prima tournée in Cina alla fine di ottobre.
Coro
Parliamo di Vittore Veneziani, voluto da Toscanini, nel primo dopoguerra, di Norberto Mola e poi di Roberto Benaglio, severissimo, un vero ingegnere del suono, nel periodo tra gli anni Sessanta e Settanta, quindi di Romano Gandolfi con Claudio Abbado.
La storia più recente porta Giulio Bertola al massimo dei suoi incarichi, riuscendo a mettere in parallelo il repertorio sinfonico e quello operistico; segue Roberto Gabbiani negli anni Novanta che consegna a Riccardo Muti un coro dagli archi gotici, potenziando il repertorio moderno (Dallapiccola, Petrassi, Penderecki...) e anche antico (Gesualdo da Venosa) fino a Richard Strauss.
Con Bruno Casoni, attuale Maestro del Coro, fine musicista e sapiente conoscitore di voci, anche bianche, si raggiunge quel tipico suono da palcoscenico operistico, potente e struggente allo stesso tempo.
Sebbene il Coro sia principalmente impegnato nell'opera, la sua duttilità gli permette di affrontare repertori diversi: da quello sinfonico corale a quello da camera, dal repertorio polifonico alle ricerche musicologiche, al Novecento contemporaneo, in brani scritti appositamente. Si ricordano a questo proposito: i Mottetti e le Tres sacrae cantiones di Gesualdo da Venosa, la Missa Super iniquos odio
habui di Luca Marenzio, la Missa
L'homme armé di Carissimi e, soprattutto, la Messa da Requiem di Verdi, che è ormai considerata a pieno titolo il biglietto da visita del Coro.
Insieme alle altre compagini scaligere, il Coro del Teatro alla Scala è stato protagonista nel corso degli anni di numerose, acclamate tournée europee e intercontinentali in Russia, Stati Uniti, Canada, Giappone e Corea.
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